Rumore bianco di Don Delillo




 Fin dalle prime pagine ho colto un'intrigante sensazione di “destrutturazione” che non riuscivo ad afferrare, per comprenderla ho fatto di quella suggestione il metodo di analisi del romanzo. 


L’ho scomposto nei suoi temi principali, poi ho cercato di visualizzare una linea tratteggiata che li allineasse come una summa dei segmenti tematici.


  • Paura della morte;

  • consumismo;

  • follia;

  • eventi apocalittici;

  • tecnologia;



e li ho legati così…


La tecnologia “produce immortalità e minaccia l’estinzione universale”, prolunga, ma accorcia la vita.


Da qui viene esaltato il concetto di morte. Una presenza che cerchiamo di dimenticare tramite incantesimi, come l’arte e la poesia, e di comprendere/annientare tramite la scienza. 


Accumuliamo dati e li analizziamo per sopravvivere alla paura, per cercare una modalità di controllo. “Tramiamo per afferrare la vita”. 


Noi stessi diventiamo dati, onde, particelle, ma nella frazione incomprensibile del sapere veniamo ridotti ad una massa di significati abbandonati, rivelando così l’impotenza umana, che ci limita e costringe in una ricerca impossibile. 


Forse la nostra esistenza sotto tutto quel rumore bianco delle elucubrazioni mentali si riduce ad un “puro suono, come anime”: Panasonic. 


“Anche il suono può ingannare la mente. Solo perché non lo si sente, non significa che non ci sia.” 


Il mio consiglio è di leggerlo e di spremere le meningi nell’interpretarlo. 


Dimenticavo... prosa sofisticata e cerebrale, i dialoghi ritmici e vitali suonano come sveglie per interrogativi sepolti.


Avete mai letto qualcosa di Delillo?





@bartle_book

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