Mattatoio N. 5 di Kurt Vonnegut

 


"Non c’è nulla di intelligente da dire su un massacro”.


Il massacro in questione è quello di Dresda: nel 1945 persero la vita 135000 anime e la città si trasformò in un paesaggio lunare. Vonnegut ne fu testimone. Si salvò nascondendosi in una grotta di un mattatoio. 


Vent’anni dopo lo immagino seduto alla scrivania, “un vecchio rudere con un bagaglio di ricordi e le sue Pall Mall”, mentre seleziona ricordi. 


Citarli in fila è impossibile, “stare” è impossibile. 

La mente inizia a saltellare, avanti, indietro, tra le dimensioni, i pianeti, tra “alterazioni spazio-temporali e altre stranezze.” Vorrebbe riavvolgere il nastro e tornare ad un Adamo ed una Eva perfetti, ma anche questo è impossibile. 


Allora confeziona un libro “breve, confuso e stonato” perché la guerra non è uno strumento accordato. 


Il protagonista Billy Pilgrim, l'alter ego di Vonnegut, è quello che in una riga dice di avere avuto un leggero esaurimento e nella riga dopo dice di aver subito numerosi elettroshock per poi concludere che “così va la vita.” 


Ironia? No, ironico sarebbe un aggettivo troppo semplicistico. È elaborazione, rielaborazione, fantasia, satira, denuncia e tragedia insieme. 

“Così va la vita” è un ritornello, un’ecolalia, un termometro dell’assurdità della vita, per la quale l’unico sollievo è una nuova interpretazione della morte e del tempo. (Tralfamadoriani aiutateci voi). 


“Dopo un massacro, tutto dovrebbe tacere,” ma Vonnegut no e nemmeno noi dovremmo.


Come dice il figlio di Kurt Vonnegut: “Siamo qui per aiutarci a vicenda a superare questa cosa, qualunque essa sia.”



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