INTERVISTA A GIULIO PIGHINI - PuEri aeTERni
Da ballerino professionista a scrittore di sceneggiature. Come è nato il desiderio di scrivere un testo teatrale?
Ho sempre avuto una grande immaginazione, tant’è che da bambino mi era sempre difficile rimanere concentrato sui libri che leggevo, volavo nel mio mondo soltanto dopo poche pagine e iniziavo a immaginarmi una mia storia con i miei personaggi. È sempre stato molto forte in me questo desiderio di raccontare storie e lo “scrivere”, proprio come azione, un bisogno sempre presente. Ricordo il tema in classe fin dalle elementari come un momento magico, dove tutto intorno si fermava, ero sospeso in una dimensione speciale come accade oggi ogni volta che mi metto davanti a una pagina bianca e inizio una nuova storia, o come il momento in cui salgo sul palcoscenico. Amo il teatro e tutto ciò che ne fa parte e la danza è stata la via che mi ha permesso di fare del teatro la mia vita; che mi ha reso possibile, attraverso il corpo e il movimento, esprimere tutto quello che era dentro di me. Credo che il testo teatrale sia “l’incontro” di queste mie grandi passioni: la scrittura e il teatro. È la formula magica che ferma il tempo… la mia isola felice.
PuEri aeTERni è liberamente ispirato ai racconti di J.M. Barrie. Ci puoi citare alcune analogie e alcune differenze rispetto alla versione originale di Peter Pan?
Anche qui, Peter, è un ragazzo che non vuole crescere, che perde l’ombra o meglio la proietta addosso agli altri; si parla di fate, di sirene e di un’isola immaginaria. Ma a differenza dell’originale, che è un racconto fantastico, PuEri aeTERni è una storia molto concreta che attraverso il metafisico parla di emozioni umane. Peter si “isola” per sfuggire al tempo e tutto ciò che ne consegue al suo passare.
Come mai la scelta è ricaduta proprio su un personaggio come Peter Pan?
Io mi sento molto un “Peter Pan”. Mio nonno mi raccontava che da piccolo dicevo spesso di non voler crescere, non so perché… probabilmente ho avuto la fortuna di vivere un’infanzia bellissima e come tutte le belle avventure, non vogliamo mai che finiscano. Forse scrivere questo testo è stato il mio tentativo di far amicizia con quell’inesorabile tic tac quando, come capita a tutti almeno una volta nella vita, mi sono trovato faccia a faccia col tempo che stava portando via tanti dei miei punti di riferimento.
Sarebbe riduttivo definire il protagonista come “il ragazzo che non voleva crescere”. Che aspetti lontani dallo stereotipo vuoi esaltare col tuo testo?
Il non voler crescere che al posto di spensieratezza diventa sofferenza, che ci porta a una condizione di solitudine. Il fuggire dalla realtà, che ci fa perdere la via e ci rende “smarriti”. La presa di coscienza di quanto l’invecchiare e il vedere invecchiare le persone che amiamo può non essere un incubo ma la più bella delle avventure.
Fate e sirene: ci racconti la tua personale interpretazione di questi due personaggi? Qual è il processo di trasformazione da incantevole creatura a predatore?
Nella mia storia la Fata rappresenta il sogno mentre la Sirena è una fata alla quale il sogno è stato negato o portato via. Sono gli opposti ma anche le due facce della stessa medaglia. Come in ognuno di noi non c’è solo il bene o solo il male, in ogni fata vive un po’ di sirena e in ogni sirena, un po’ di fata.
Ci sono ferite che ci cuciamo addosso, che rimangono indelebili, e non smettono di bruciare e il rancore può essere tale da farci toccare il fondo. Per riemergere, a volte, c’è bisogno di una spinta. C’è chi, forse per errore o debolezza, è spinto dal desiderio di vendetta e come un predatore affamato, si insidia nell’intimità della sua preda.
A quali conseguenze va incontro Peter Pan separandosi dalla propria Ombra?
È difficile accettare quello che non ci piace di noi. Spesso lo rifiutiamo, riversiamo sugli altri le nostre frustrazioni e non ci rendiamo conto di quanto questo possa ferire. Come il Peter della mia storia che proietta il suo rancore prima su Maimie e poi su Logan e così facendo si crea due nemici.
Ci puoi descrivere i "personaggi" Tempo ed Essenza?
Se in questa storia c’è un vero antagonista allora non può essere che il Tempo col suo inesorabile “tic tac”.
Peter gli sfugge e cerca di ingannarlo, nascondendosi da lui, per poi capire grazie all’Essenza, che l’unico modo per vincerlo è viverlo. Essenza è tutto ciò che rimane immutato, è il tesoro più grande che il protagonista alla fine trova dentro di sé come una luce nell’oscurità, capendo che è proprio ciò che il Tempo non potrà mai portargli via.
L’isola è uno dei luoghi letterari per eccellenza, in questo caso si parla di un’isola utopica dove regnano il sogno, l’illusione e la felicità… Restare sull’isola cosa comporta?
Ci costruiamo queste isole come delle grosse campane di vetro. Ci rifugiamo lì dentro perché intorno tutto appare come un oceano immenso e spaventoso, dimenticandoci spesso di quanto invece sia bello il mondo e quanto sia prezioso questo grande regalo che ci è stato fatto… la vita.
Bisogna afferrare il timone e imparare a navigare le tempeste più impetuose.
Nella realtà è possibile rimanere un po’ “bambini in eterno”? Come possiamo, secondo te, nutrire la nostra “parte bambina”?
Credo fortemente che cercare di fare sempre quello che si ami sia un modo sano per nutrire la nostra parte bambina. Non dobbiamo perdere la scintilla. È importante darci continuamente la possibilità di correre incontro ai nostri sogni.
Sulla base della tua sceneggiatura hai creato un laboratorio coreografico in collaborazione con il Teatro Fonderia Leopolda di Follonica. Quali parti avete scelto di “danzare”?
Nel 2022 in collaborazione con il Centro Studi Danza e il Cantiere Cultura di Follonica ho creato un laboratorio coreografico sviluppando il lavoro su tutta la parte “Onirica” della sceneggiatura, ovvero i monologhi di Fata, Sirena, Ombra, Tempo ed Essenza, interpretati tutti dall’attrice Benedetta Rustici. Ho scelto queste perché sono le parti del testo più emozionali e mi hanno permesso, oltre allo studio sul movimento, di approfondire con le danzatrici della scuola l’espressività e l’interpretazione.
Ph Giada Ghignoni
Domenica 7 luglio a Reggio Emilia presso il Teatro San Prospero ci sarà l’anteprima di “PuEri aeTERni”. Ci puoi parlare dello spettacolo a cui stai lavorando? Quali difficoltà hai incontrato nel portarlo in scena?
Devo dire innanzitutto che dopo averlo scritto e immaginato in scena tante di quelle volte da aver perso il conto, vederlo prendere vita è una sensazione incredibile e una forte emozione. Quella di Domenica sarà un’anteprima ma lo spettacolo avrà il suo debutto ufficiale nell’autunno prossimo, al Teatro S. Prospero di Reggio Emilia e da lì speriamo prenda il “volo”.
Francesco Calabró, Luca Zanni, Martina Forioso e Susanna Torelli sono i quattro interpreti che portano in scena questo lavoro ed io a dirigerli con l’aiuto dell’attrice Paola Salvi.
La scelta è stata quella di metterlo in scena con quattro attori, anche se l’idea iniziale era per nove o dodici. Ho scelto la versione in quattro più che altro per una praticità di organizzazione nelle prove, ma è stato sorprendente e ora faccio molta fatica a immaginarlo diversamente. I personaggi in questa versione acquisiscono un valore molto più grande e per gli interpreti è un viaggio emotivo incredibile. Sono sicuro che arriverà anche al pubblico. In questa versione Peter prende il ruolo anche di Ombra ed Essenza, essendo entrambi sfumature del suo carattere, Logan invece assume anche il ruolo di Tempo, essendo metaforicamente il tempo che Peter vorrebbe fermare e che come una clessidra, Logan stesso, decide di far scorrere. Lily e Maimie erano già pensate come le trasposizioni nel concreto delle figure oniriche di Fata e Sirena, perciò saranno loro ad interpretarle. La difficoltà è stata proprio nel trovare la chiave più incisiva per differenziare l’onirico dalla narrazione e in alcuni momenti della storia cucire insieme i due piani, ma è nato qualcosa di molto speciale che non svelo…
Quali scene ritieni vengano valorizzate dalla trasposizione teatrale rispetto al testo scritto?
Sicuramente tutto quello che è il “sotto testo” e che dalla sola lettura richiede immaginazione e intuizione e che per scelta non ho voluto scrivere nel libro, preferendo una finestra aperta per l’interpretazione del lettore. Penso che uno dei momenti più emozionanti nella messa in scena, rispetto al testo, sia il finale del primo atto, dopo che Peter nega il bacio a Maimie. Un’altra scena molto emozionante è il monologo di Lily che ricorda “il primo volo”, già nella lettura penso sia una delle parti del testo più forti emotivamente, ma sul palcoscenico lo è ancora di più. C’è anche l’attimo in cui Peter costruisce la sua isola felice dalla quale nascono i monologhi di Fata e Sirena… lì avviene una piccola magia.
I tuoi “pensieri felici” quali sono? Possiamo saperli o sono i segreti che ti servono per scrivere e “volare”?
Sono i miei migliori amici. È a loro che ho dedicato questa storia.
Peter, nella tua versione, ama scrivere come te. “Per favore scrivi il finale” dice a un certo punto Lily. Vuoi scrivere il finale di questa intervista?
Innanzitutto grazie di cuore, Gisella, per questa bellissima intervista. Mi rendo conto sempre di più che di questo testo potrei non finire mai di parlare. Ogni nuova domanda o discussione mi porta ad analizzare sempre nuovi aspetti.
Un’ultima cosa su cui forse è bello fare una riflessione è che in questa storia, come credo nella vita, non c’è veramente un buono o un cattivo. È ispirata a Peter Pan che, pur con tutte le sue metafore, è principalmente un racconto fantastico, ma in PuEri aeTERni c’è tanta concretezza e i personaggi sono umani che da veri e propri umani si amano, si feriscono, si odiano, si vendicano e poi forse lasciano aperta la finestra per amarsi di nuovo. Siamo fatti di polvere di stelle in grado di volare nei cieli felici, così come possiamo precipitare sul fondo di un abisso dal quale sembra impossibile riemergere. Ma si può… si può imparare a navigare anche su mari in tempesta. Basta non perdere quella scintilla.
Grazie per la tua disponibilità e in bocca al lupo per questa nuova avventura!
@bartle_book
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